L’attacco a testa bassa di CDB a Monti e il partito del “tutto come prima”

“Monti, quando uscì dalla stanza di Napolitano e fece la sua prima dichiarazione, parlò di rigore, equità e crescita. Ecco. Il rigore l’abbiamo visto, l’equità sarebbe il momento di parlarne, mentre sul piano dello sviluppo non ho visto neanche il barlume di un’idea. E non parlo di fatti, che sarebbe anche troppo chiederli, ma di vaghe proposte”. Parole di Carlo De Benedetti (CDB) editore di Repubblica, giovedì sera da Michele Santoro.
6 AGO 20
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“Monti, quando uscì dalla stanza di Napolitano e fece la sua prima dichiarazione, parlò di rigore, equità e crescita. Ecco. Il rigore l’abbiamo visto, l’equità sarebbe il momento di parlarne, mentre sul piano dello sviluppo non ho visto neanche il barlume di un’idea. E non parlo di fatti, che sarebbe anche troppo chiederli, ma di vaghe proposte”. Parole di Carlo De Benedetti (CDB) editore di Repubblica, giovedì sera da Michele Santoro. E forse è anche così che si spiega la sorpresa e l’ironia di Mario Monti, quando confessa agli amici che “ormai sono più sostenuto dal Pdl che dalla sinistra”. Gustavo Zagrebelsky, presidente onorario di Libertà e Giustizia, raccoglie firme intorno a un manifesto che accusa il prof. della Bocconi di essere un epifenomeno antiparlamentarista; mentre il giornalone debenedettiano, Repubblica, insiste saldo nel boicottaggio di qualsiasi refolo grancoalizionista tiri in Parlamento e nei corridoi del governo tecnico. Corrado Passera viene strattonato e Monti ammonito. “Bisogna tornare alla normalità”, diceva ieri il direttore Ezio Mauro nella riunione di redazione. “E’ chiaro che alle prossime elezioni i partiti dovranno distinguersi. Dal voto usciranno maggioranze politiche”. E si tornerà alla fisiologia, diceva il direttore di Repubblica. La sua è una linea politica molto precisa e riconoscibile anche tra le file del Pd, all’interno del quale il conflitto è aperto fra i teorici della pacificazione nazionale, della legislatura costituente, e quanti – non diversamente da CDB e Mauro – pensano alla restaurazione dello status quo ante Monti. Enrico Letta, Walter Veltroni e l’ala più vicina al presidente della Repubblica (tra cui i senatori Stefano Ceccanti, Giorgio Tonini, Enrico Morando), hanno messo a tema la prosecuzione del montismo (“Non possiamo regalarlo alla destra”, ha detto Veltroni); mentre Dario Franceschini e Massimo D’Alema (con il loro quotidiano, l’Unità) resistono e più o meno esplicitamente avversano l’attuale governo e la sua eventuale “perpetuazione” al 2013. E’ stato D’Alema a spiegare, intervistato dal Corriere della Sera, che “il Monti bis è una visione pessimistica delle cose. Nel 2013 deve tornare la dialettica democratica”, devono tornare cioè i partiti. Anche con le loro antiche divisioni. D’altra parte, sostiene Ezio Mauro, “una maggioranza Pdl-Pd è stata possibile solo in questa situazione di eccezione. Serviva per preparare il dopo Berlusconi e affrontare la gravità assoluta della crisi”. Non è ripetibile. Anzi: non deve ripetersi niente di simile. Nessuna grande coalizione, dunque, nessuna possibile legittimazione per il centrodestra e per quel Berlusconi che ha coniato – salvo poi smentire – lo slogan “Tutti per l’Italia”, il cartello elettorale dei moderati che dovrebbe accogliere anche Pier Ferdinando Casini e Gianfranco Fini.

“Se fossimo fuori dai guai, se l’Italia fosse un paese sano, io direi: viva le maggioranze politiche. Ma non è così”, dice invece il professor Michele Salvati, editorialista del Corriere della Sera. “L’atteggiamento di chi si oppone a un futuro governo ‘tipo Monti’ dimostra una sottostima dei profondi guasti italiani. Così si espone il paese al rischio di perpetuare il clima di guerra civile permanente che abbiamo vissuto negli ultimi diciassette anni”, aggiunge. “Questo paese ha invece profondamente bisogno di una nuova fase costituente”. Salvati comprende le legittime preoccupazioni di alcuni politici, e del centrosinistra in particolare, ma spiega che “sarebbe assurdo tornare a dividersi nel 2013. L’Italia ha bisogno di riforme istituzionali, della Giustizia, dell’assetto radiotelevisivo. E’ evidente che questi temi così divisivi non possano essere affrontati da un governo di parte. Ritorneremmo con una rapidità impressionante allo stesso clima che ha caratterizzato gli ultimi diciassette anni di storia politica italiana. E non si farebbe niente di tutto ciò che è necessario”. Secondo il professore, il governo Monti non ha il tempo di risolvere i guasti del sistema italiano “che sono soprattutto la corruzione diffusa e l’inefficienza della Pubblica amministrazione. Da questo dipenderà anche la nostra capacità di crescere dal punto di vista economico. Le misure che questo governo ha preso, perché siano efficaci, devono essere mantenute e rafforzate. Mentre la logica politica, la logica che sottende la ricerca del consenso facile, temo possa essere riassunta con il detto: ‘Finita la festa, gabbato lo santo’”. Ovvero? “Ovvero si sbagliano quanti stanno assecondando l’idea che Monti ha risolto i problemi e adesso finalmente si può tornare a fare come prima. Non è così. I partiti, tutti, devono recuperare il tentativo ambizioso delle riforme istituzionali del ’96 ’97. Io immagino ancora un governo composto per lo più da tecnici e sostenuto in Parlamento ancora da una vasta e trasversale maggioranza”.